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Messico: la carovana arriva in Veracruz

Andrea Cegna

La carovana di migranti che sta tentando di raggiungere Città Del Messico per fare pressione per velocizzare l’ottenimento dei documenti d’asilo è arrivata questo martedì a Veracruz, il terzo stato in cui hanno messo piede dalla partenza il 23 ottobre dalla città di confine di Tapachula, nello stato di Chiapas.

La carovana ha ridotto i sui numeri, al suo apice è stata di circa 6.000 persone. Molti e molte hanno accettato l’offerta dalle autorità messicane e poter ricevere tessere umanitarie e per visitatori permanenti che permettono di risiedere in alcuni stati del sud del paese. 

Il Messico è diventato una specie di muro per i migranti. Ad agosto le autorità hanno sgomberato diversi accampamenti di  roulotte a Tapachula, dove gli stranieri si accalcano in attesa di documenti per attraversare il Paese verso gli Stati Uniti.

Amarela Varela Huerta, docente presso l’Università Autonoma di Città del Messico, specialista in processi organizzativi per migranti e rifugiati dice “il governo di Andres Manuel Lopez Obrador ha militarizzato la gestione dell’immigrazione, utilizzando le leggi in vigore, ereditate dai governi di destra (PRI e PAN)approfondendo ed imponendo il concetto di “frontiera verticale”. 
Secondo Amarela Varela Huerta “è necessario cambiare l’asse: smettere di considerare la migrazione un problema di sicurezza nazionale e iniziare a considerarla come fenomeno sociale che richiede la valorizzazione della vita e della sicurezza delle persone”.

Tra gennaio e settembre, le autorità messicane hanno arrestato più di 190.000 immigrati, tre volte di più rispetto al 2020. 74.300 sono stati espulsi.

Il 31 ottobre, la guardia nazionale ha ucciso due cittadini cubani dopo che, secondo il rapporto ufficiale, il veicolo che li trasportava ha ignorato l’ordine di fermarsi e ha speronato gli uomini in uniforme. I due facevano parte della carovana, secondo gli organizzatori.

Il presidente López Obrador ha ordinato che gli agenti fossero assicurati alla giustizia.

Irineo Mujica, organizzatore di questa e di altre carovane, accusa il governo di sinistra di trattare i migranti come “animali”. La scorsa settimana, l’ambasciatore degli Stati Uniti in Messico, Ken Salazar, ha fatto denunciato che i leader della marcia starebbero facendo soldi sulla pelle dei migranti. 

La situazione resta complessa. A Tapuchula sono bloccate decine di migliaia di persone. Al confine nord i centri di solidarietà con i migranti strabordano. Messico e USA denunciano numeri record di arrestati ed espulsi e organizzano voli di rimpatrio coatto verso i paesi del Centro America. Le carovane migranti hanno visibilizzato il problema ma la risposta politica dei governi, dal Guatemala agli USA, è stata indurire l’applicazione delle leggi e militarizzare, ancor più, i confini. Nel mezzo il dramma umano di chi migra, e le situazioni socio-economico-sanitarie strazianti da cui le persone scappano. Le stesse carovane migranti si scontrano con il ruolo dei presunti leader tanto che gli haitiani che sono riusciti ad arrivare al confine con gli USA hanno rifiutato la forma collettiva di massa scegliendo di muoversi in piccoli gruppi, senza attirare attenzione lungo il viaggio. Visibilizzandosi quindi al confine per poi essere, li, duramente repressi.  

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