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Cile: il governo vuole spostare le elezioni, le opposizioni un reddito di base

di Andrea Cegna

La proposta del presidente Sebastián Piñera di posticipare le elezioni di aprile a maggio a causa del Covid-19 è al centro del dibattito politico in Cile anche perchè si aspetta con urgenza che il parlamento si pronunci.

Il governo si aspetta di avere l’ok allo spostamento delle elezioni al 15 – 16 maggio da parte dei legislatori entro giovedì. Ma il dibattito è tutto furchè lineare. “Per questo 10 e 11 aprile non ci sono condizioni sicure non solo per tenere le elezioni ma per svolgere qualsiasi attività non essenziale”, ha detto il presidente del Medical College, Izkia Siches. La dottoressa che è una delle figure più apprezzate per le critiche al governo per la gestione della sindemia ha anche aggiunto che non si può “garantire che il 15 e 16 maggio non avremo uno scenario simile e quindi avverso”. Per questo ha chiesto che sia migliorato il sistema di tracciamento e con esso rafforzare le misure sanitarie.

Le opposizioni accusano l’esecutivo di negligenza nei confronti della sindemia Covid-19 soprattutto per le scarse misure di prevenzione e contenimento prese che han portato all’attuale grave crisi sanitaria. Il governo da parte sua si fa forte di essere dietro solo ad Israele per la velocità di vaccinazione della popolazione, tanto che secondo i calcoli governativi a cavallo del 15-16 maggio si potrebbe chiudere la prima fase della campagna vaccinale, con la metà della popolazione vaccinata, e se così fosse sarebbe un grosso colpo elettorale per Piñera. L’immunità di gregge, sempre secondo previsioni sarebbe raggiunta a metà giugno, mentre quarantene e vaccini dovrebbero da metà aprile cambiare i dati e la situazione ad ora drammatica.

L’opposizione ha chiesto misure economiche a sostegno dell’intera popolazione affinchè siano mitigati gli effetti delle quarantene e la crisi economica in corso. Questa misura è data come condizione fondamentale per sostenere la proposta di La Moneda di spostamento delle elezioni.

L’opposizione vorrebbe l’erogazione di un reddito di base universale a tutte le famiglie, misura più volte respinta dal governo.

Il “Reddito di base universale” è una proposta che “non è mirata per essere un supplemento ai supporti economici dati dal ministero del tesoro a un lavoratore. È un reddito che dovrebbe essere garantito a qualsiasi adulto residente nel paese come reddito di base che garantisca un minimo di base dignitoso “, ha spiegato Clarisa Hardy.

L’ex ministro della Pianificazione del primo governo di Michelle Bachelet ha spiegato che la proposta elaborata insieme all’Usach non ha un importo fisso stabilito, ma in media, in linea di principio, sarebbe di circa 108mila pesos mensili, con l’orizzonte del raddoppio al decimo anno di attuazione. Ha aggiunto “non si perde con il lavoro e a seconda del numero dei membri del la famiglia si calcola l’ammontare del reddito che garantisce condizioni minime di dignità”.

Secondo il Partito dei Lavoratori Rivoluzionari “in un contesto dove permane il coprifuoco, lo stato d’eccezione, i militari in piazza e la repressione nelle strade, la proposta di ritardare le elezioni – mantenendo i privilegi che hanno i partiti tradizionali – è un altro attacco ai diritti democratici, fa parte di una serie di manovre antidemocratiche che vengono cucinate dall’alto, alle nostre spalle e contro il popolo. Il governo non ha interesse a proteggere la salute della popolazione ma a mantenere i profitti delle imprese e proteggere questo Cile neoliberista come fatto negli ultimi 30 anni”.

La determinazione delle opposizioni è stata critica dal portavoce del governo, Jaime Bellolio, definendo “un ricatto inaccettabile” la proposta, soprattutto in “questo che è il momento in cui dobbiamo essere completamente uniti attorno a un obiettivo comune che è quello di salvare vite umane”.

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