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La Polizia deve obbedire alla Costituzione, non difendere gli interessi del Governo

Traduzione di Annamaria Pontoglio. Testo pubblicato su El Faro

Zaira Navas*

11 febbraio 2021

“I crimini politici causati da coloro che generano

l’odio e l’intolleranza lacerano la debole democrazia di El Salvador

e strappano la vita e la pace della nostra gente.

Posso solo esprimere la mia indignazione e solidarietà di fronte al dolore delle famiglie

e le vittime sopravvissute all’attacco armato del 31 gennaio 2021”.

#ProhibidoOlvidarSV

Dalla sua creazione con gli Accordi di Pace del 1992, la Polizia Civile Nazionale (PNC) ha subito forti attacchi per snaturare lo spirito democratico della sua dottrina, il mandato e il carattere civile delle sue autorità. Fin dalla sua origine la PNC è stata criticata, e la sua conformazione è stata messa in discussione dalla Missione di Osservatori delle Nazioni Unite (ONUSAL) in quanto è composta da personale militare, ex membri delle forze di sicurezza e personale amministrativo della Polizia Nazionale. La Procura per la Difesa dei Diritti Umani, insieme ad altre organizzazioni della società civile, hanno denunciato l’istituzione per gravi violazioni dei diritti umani e pratiche repressive nell’ambito della pubblica sicurezza.

Con l’ascesa di Nayib Bukele alla Presidenza della Repubblica nel giugno 2019, la pretesa di trasformare la PNC in un’istituzione dedita al controllo sociale e alla salvaguardia degli interessi del Governo – come furono in passato le forze di sicurezza eliminate con gli Accordi di Pace – si è via via concretizzata, per cui la nomina del direttore generale Mauricio Arriaza Chicas e dei vicedirettori Douglas García Funes e Pedro González sembra rispondere a questo scopo. I tre capi di polizia si sono formati militarmente alla Escuela de las Americas (chiusa nel 2000 per aver formato i principali violatori dei diritti umani in America Latina), hanno ricoperto le cariche di Vicedirettore Generale e Subdirettori delle Sezioni Investigative e Operative Specializzate della PNC, sono promotori e fautori del cosiddetto “manodurismo” e indagati in passato per falsificazione di prove, frodi processuali, legami con la criminalità organizzata e indagati per la loro storia di violazione dei diritti umani. Il direttore Arriaza Chicas è stato perseguito per frode nel 1998, per aver manipolato le indagini nel caso di “Nelson Martínez Comandari”; è stato inoltre denunciato dall’Ufficio del Procuratore della Difesa dei Diritti Umani (PDDH) per aver manipolato le indagini sull’omicidio della conduttrice radiofonica Lorena Saravia. I vicedirettori García Funes e González sono stati indagati per legami con la criminalità organizzata e presumibilmente per aver ricevuto denaro dal noto trafficante di droga “Chepe” Luna. Ma il sistema giudiziario di quel tempo li ha favoriti chiudendo i casi.

Sotto l’attuale amministrazione, la PNC ha operato gravi irruzioni nelle istituzioni democratiche non ottemperando agli ordini giudiziari, disobbedendo ai requisiti dell’Assemblea legislativa e ostacolando il lavoro della Procura, il che dimostra che risponde agli interessi del Governo a scapito del mandato che la Costituzione conferisce a questa istituzione.

In questo contesto non sorprende la risposta istituzionale della Polizia all’attacco armato contro membri e simpatizzanti del partito FMLN, in cui due persone sono state assassinate e altre due sono rimaste ferite il 31 gennaio scorso, perché sono azioni eminentemente politiche e non tecniche.

In palese violazione dei suoi poteri costituzionali, la PNC ha accolto le dichiarazioni del presidente Bukele, il quale, pochi istanti dopo l’attacco, ha suggerito che si trattasse di una auto-aggressione e, in seguito, dichiarava che si trattasse di uno scontro. Questa volta la Polizia è andata oltre, poche ore dopo i primi arresti si è saputo che i fermati erano legati al Ministero della Salute, hanno poi catturato due anziani che si trovavano all’ospedale Rosales, i quali, secondo l’account Twitter del presidente, erano “sospettati di aver partecipato alla sparatoria”. Il 3 febbraio la Procura li ha rilasciati, affermando che non sono stati trovati elementi che li collegassero ai fatti. Da questo si può dedurre che si è trattato di un tentativo di sostenere che si fosse trattato di uno scontro tra bande. 

Bukele, scavalcando ancora una volta le sue competenze, ha poi riferito dell’esistenza di un video che provava la sua tesi dello scontro armato, pubblicato negli account ufficiali della PNC sui social network, con titoli e indicazioni che evidentemente tentavano di generare un impatto sull’opinione pubblica e, forse, distogliere l’attenzione dalle critiche e domande rivolte al presidente riguardo le sue prime dichiarazioni su questo fatto e per la sua retorica di odio e discredito verso coloro che non condividono i suoi disegni.

La Polizia non solo ha pubblicato un video modificato, ma ha anche accusato la Procura di mostrare solo una parte dei video della scena del crimine. In uno dei messaggi pubblicati su Twitter, ha affermato che “Nascondendo gli altri video e mostrando solo uno di essi, sembrerebbe che @FGR_SV [la Procura] cerchi di disinformare la popolazione e nascondere il fatto che c’erano spari provenienti da entrambe le parti”. Il governo ha organizzato una campagna sulla questione in cui si accusavano gli oppositori politici di voler danneggiare il presidente.

Per Diego Francisco Alvarado Peña, Héctor de Jesús Castaneda e Carlos Coto de Paz, dipendenti del Minsal, il giudice della 10° de Paz di San Salvador, il 5 febbraio scorso, ha predisposto la carcerazione preventiva. L’esito giudiziario è coerente con la teoria del caso formulata dalla Procura Generale e attribuisce valore probatorio alle prove acquisite dalla Polizia stessa nelle prime indagini. Le azioni intraprese dalla Questura per distorcere le indagini della Procura e degli stessi inquirenti sono servite unicamente a violare, ancor di più, il mandato che la Costituzione della Repubblica attribuisce a detta istituzione: “essere un corpo di professionisti, indipendente dalle Forze Armate ed estraneo ad ogni attività partitica”.

Quando la Polizia si scontra pubblicamente con la Procura e mette in dubbio il suo potere di guidare le indagini in un reato, viola la norma costituzionale che stabilisce che il suo ruolo è di assistere alle indagini e che tale collaborazione deve essere svolta da personale specializzato e formato a tale scopo. È la Procura ad essere responsabile di costruire la strategia del contenzioso e determinare le prove utili a stabilire il coinvolgimento penale degli imputati, non la PNC.

Le conseguenze della trasgressione dell’istituzionalità democratica mettono in discussione i risultati degli investigatori della Polizia davanti ai giudici, e ne discreditano il lavoro nei casi futuri. È importante notare che non siamo di fronte a semplici screzi o disaccordi tra la Procura e la Polizia; la soggezione della PNC al potere esecutivo senza limiti mette a serio rischio la società salvadoregna, il debole sistema giudiziario e appanna deliberatamente gli accordi di pace.

Le vittime di questo grave crimine meritano giustizia. I responsabili devono essere perseguiti e puniti come esempio di rifiuto sociale e istituzionale della violenza politica; il nostro compito come società è quello di assumere la sfida di difendere la natura civile e democratica della Polizia, esigendone la professionalità e il carattere apartitico, in modo che sia sempre al servizio della giustizia, della tutela della popolazione e dei suoi diritti.

 *Zaira Navas è avvocataèo specializzata in diritti umani e sicurezza dei cittadini. Ha ricoperto l’incarico di Ispettore Generale della Polizia Civile Nazionale tra il 2009 e il 2012.

Fonte: https://elfaro.net/es/202102/columnas/25240/La-Polic%C3%ADa-debe-obedecer-a-la-Constituci%C3%B3n-no-defender-los-intereses-del-Gobierno.htm

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