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Uno sguardo su El Salvador

Di Stefano – Soleterre (ONG)

“Piove sempre sul bagnato”. Mai una frase tanto banale risulta tanto trágicamente vera come nel caso de El Salvador in questi giorni di fine maggio ed inizio giugno. Non basta la tragedia che, a livello mondiale e quindi anche qui in El Salvador, sta mettendo in ginocchio tante persone che si vedono colpite dal COVID-19, con la perdita di vite umane e, indirettamente, dall’economia sempre piú al collasso. Come se non bastasse da 48 ore su El Salvador si sta abbattendo una tormenta tropicale che ha gia provocato, fino ad oggi, la morte di sedici persone, tra cui un bambino di otto anni. Ma andiamo con ordine.

Il 22 marzo il presidente de El Salvador, Nayib Bukele dichiara ufficialmente l’inizio della quarantena in tutto il Paese come forma di prevenzione. Non ci sono ancora casi di Coronavirus, la popolazione conosce solo per sentito dire alla tv che cos’è e cosa provoca.

Restano aperte solo le attività basiche, supermercati, farmacie e le fabbriche che producono beni di prima necessità.

I salvadoregni rispondono bene ma già, dopo più o meno dieci giorni, si vedevano tante, troppe, persone in giro, e così il presidente ha ordinato alla polizia e ai militari di scendere in strada aumentando i controlli e di essere inflessibile con chi, senza ragione, sta nelle strade.

Diverse persone vengono portate in “centros de contencion” solo per essere stati fermati in giro. É l’inizio di un periodo che vede il Governo e le altre istituzioni dello Stato in un braccio di ferro che dopo due mesi, invece di attenuarsi, va sempre più indurendosi.

Un esempio: la Corte Costituzionale dichiara che la decisione di “arrestare” chi é in strada senza ragionevole causa é anticostituzionale ma il Presidente non considera le indicazioni della Corte come degne di attenzione e continua la sua azione appoggiato dalle forze di polizia.

Episodi di scontro come questo saranno una costante durante questa quarantena. E com’è ovvio immaginarsi tutta questa lotta tra diversi poteri dello stato non aiuta un paese che già in un condizioni normali fatica a crescere e a stabilizzarsi.

Altro episodio che disperde gli sforzi di rispettare la quarantena è quello che vede persone riversarsi nelle strade per fare le file fuori dalle banche dopo che il Presidente aveva promesso 300$ ad un milione e mezzo di famiglie per affrontare la crisi e la mancanza di lavoro. Qualsiasi tipo di distanziamento di sicurezza va a farsi benedire in questa occasione. E forse non é un caso che pochi giorni dopo sono iniziati ad apparire in numero sempre maggiore nuovi casi di COVID-19. 

La situazione al momento non é allarmante, soprattutto se si pensa ad altri paesi dell’America Latina duramente colpiti dal virus, come Brasile, Perú, Ecuador in primis. I casi accertati sono intorno ai 2500 con meno di 50 decessi. In qualche modo la chiusura preventiva dell’aeroporto, e dei confini, ha aiutato a contenere gli effetti tragici del virus, e meno male. Meno male perché quello che qui più preoccupa è che il servizio sanitario non è in grado di dare una risposta efficace ad un’eventuale ondata di casi.

Gli ospedali pubblici sono fatiscenti e solo da pochi giorni gli ospedali privati possono accogliere persone con COVID-19, dopo l’ennesimo braccio di ferro tra Governo, che era contrario, e Assemblea Legislativa, che invece ha insistiti su questo punto. Come si può capire da questo ultimo scontro il Governo non ha la maggioranza, anzi proprio non ha deputati, visto che giusto un anno fa Bukele ha vinto le elezioni presidenziali senza un vero partito ma fondando la sua campagna sui social e stravincendo.

La voglia di qualcosa di nuovo e di giovane a prevalso sui due “vecchi” partiti figli degli accordi di pace del 1992. 

Il presidente é contradditorio, divisivo e dare un giudizio sul suo operato non é facile, sicuramente manca d’esperienza e forse é mal consigliato, sicuramente è impulsivo e a volte questo lo porta a reagire senza ponderare bene tutte le conseguenze delle sue decisione.

Personalmente non credo che agisca in mala fede, ma si fatica ad appoggiare le sue esternazioni, che spesso sono più preoccupate di criticare l’avversario di turno che non di costruire unità.

Dunque il coronavirus non sta mettendo in ginocchio El Salvador, però il paese è in ginocchio e da tre giorni è caduto al suolo. E’ in ginocchio perchè l’economia, già precaria, è ferma e la gente inizia ad aver fame.

Qui circa il 70% della popolazione vive del lavoro informale, vendendo nelle strade qualsiasi cosa, dalla frutta agli occhiali da sole, agli angoli delle strade ci sono ristoranti “abusivi” che preparano ottime pupusas. Tutte queste attività si sono fermate con l’inizio della quarantena e questo ha fatto si che la gente perdesse gli unici ingressi su cui poteva contare per sopravvivere.

Di fatto, dopo un mese dall’inizio del lockdown è iniziata una protesta silenziosa nella quale fuori dalle case sono stati appesi delle lenzuola bianche ad indicare la necessità di un aiuto per la mancanza di cibo. Fortunatamente ci si è iniziati a muovere a livello di Governo e di OSC (Organizaciones de la Sociedad Civil) per consegnare nelle zone più povere del paese (che sono la maggioranza) un pacchetto con alimenti. Non risolvono il problema ma sono un aiuto importante.

Col passare del tempo sono state inasprite ulteriormente le regole per uscire di casa, si può andare a comprare alimenti solo in alcuni giorni, a dipendenza del numero con cui finisce il proprio documento d’identità. L’intenzione è quella di far in modo che si possa rispettare il più possibile la quarantena, che nelle ultime settimane è stata disattesa da troppe persone. Tuttavia anche questa decisione del Governo ha ricevuto forti critiche perchè limita la libertà andando contro la Costituzione. Fatto sta che si esce a “targhe” alterne.

Nel frattempo le imprese chiedono, con insistenza, una graduale ma effettiva riapertura delle attività con rispetto delle norme di sicurezza. Non produrre significa dover lasciare a casa personale, e, ovviamente, a subire le conseguenze di un licenziamento sono sempre i più poveri. Quando si riprenderanno le attività lavorative in El Salvador con una parvenza di normalità? Ancora non é chiaro, forse l’8 giugno, forse dopo la metà del mese. Non ha aiutato l’ennesimo braccio di ferro tra l’Associazione degli imprenditori e il Presidente, che ha fatto irrigidire ulteriormente le posizioni, ma quel che è certo è che se l’economia non riapre a pagarne il prezzo più alto saranno le famiglie salvadoregne, non il presidente, non i ricchi industriali.

Ciliegina sulla torna, da sabato su El Salvador si é abbattuta una tremenda tormenta tropicale, Amanda, che ha giá provocato dei morti e ha lasciato centinai di famiglie senza casa. Gli aiuti sono iniziati ma la quarantena non permette quella solidarietá che in altre circostanze sarebbe sicuramente stata piú grande ed efficace. Sembrerebbe che non ci sia pace per El Salvador, tuttavia qui la gente é abituata a lottare, a conquistarsi di che sopravvivare con la forza di volontá. 

Mi permetto, come conclusione, di suggerire per chi volesse stare aggiornato su ció che quotidianamente succede in El Salvador di vistare il sito di un giornale online che considero obiettivo ed onesto: www.elfaro.net

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