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Interviste

CILE: COSA SIGNIFICA LO STATO D’EMERGENZA CONTRO IL COVID 19?

In Cile sale il numero di contagiati da Covid-19. Il Governo di destra proclama lo stato di catastrofe, il nostro stato d’emergenza, e prende ad esempio il modello “italiano” di contrasto alla pandemia. Una misura necessaria, quella del contrasto alla crescita dei contagi, che nel caso cileno rischia di essere bivalente e così di essere usata dal governo per fermare le proteste e il movimento che vuole il cambio della costituzione.

Domenico Musella, italiano che vive in Cile e dal paese fa il corrispondente per Pressenza, ci risponde ad alcune domande per fare il quadro della situazione.

Stato d’emergenza, estado de catastrofe, in CIle. In breve che cosa significa?

Lo “stato di catastrofe” decretato per i prossimi 90 giorni in Cile dal Presidente Sebastián Piñera è un insieme di misure eccezionali previste dalla Costituzione del 1980 (redatta durante la dittatura civico-militare) per affrontare calamità pubbliche.
In sintesi, affida la gestione delle zone coinvolte dalla calamità (in questo specifico caso della pandemia del Coronavirus, si tratta del Paese intero) a delle alte cariche militari, che si occuperanno di mantenere l’ordine pubblico, gestire l’approvvigionamento dei beni di prima necessità per garantire la sopravvivenza della popolazione, controllare le frontiere. In questa cornice il Presidente della Repubblica ha la facoltà straordinaria di decidere (delegando eventualmente questa decisione ai militari) restrizioni della libertà di circolazione e riunione, come per esempio una quarantena obbligatoria simile a quella vigente in Italia o la proibizione di riunioni, eventi e manifestazioni, ma anche chiusure di esercizi commerciali, limitazioni del diritto di proprietà, requisizioni di beni.

Cosa succederà al plebiscito per il cambio della costituzione?

Allo stato attuale il referendum che deciderà se e come cambiare la Costituzione pinochetista del 1980 è previsto per il 26 aprile 2020. Questa data ricade all’interno dei 90 giorni di “stato di catastrofe” e molto probabilmente in una situazione in cui la pandemia non sarà ancora stata superata. In questi giorni si sta discutendo la possibilità di posticipare il “plebiscito” e l’eventuale elezione dei membri dell’organo costituente (prevista per il 25 ottobre) per evidenti ragioni sanitarie. Tra le varie proposte c’è quella di spostare il referendum a settembre, al 18 di ottobre (anniversario dell’inizio delle proteste) o al 25 di ottobre, in coincidenza con le elezioni amministrative. Se così fosse, calcolando i tempi necessari, la nuova Costituzione cilena non recherebbe la firma di Piñera, bensì della prossima o del prossimo presidente, che assumerebbe il suo incarico a marzo 2022. È importante chiarire che Sebastián Piñera, nonostante i poteri straordinari di questo stato d’emergenza, non può decidere da solo un eventuale posticipo del referendum. Le date sono fissate all’interno di una legge di riforma costituzionale e per cambiarle c’è bisogno di seguire di nuovo tutto l’iter parlamentare, che prevede l’approvazione da parte di entrambe le Camere con una maggioranza qualificata.

I poteri maggiori all’esercito spaventano?

Alle cilene e ai cileni non fa certo piacere rivedere i militari nelle strade, come era già successo durante lo stato d’emergenza decretato all’indomani dell’inizio delle mobilitazioni popolari, nello scorso ottobre. Il ricordo del colpo di stato del 1973 e dei successivi tragici 17 anni di dittatura civico-militare è ancora recente ed anche nella settimana di stato d’emergenza e coprifuoco del 2019 si sono verificate evidenti violazioni dei diritti umani che hanno riportato indietro le lancette ai giorni più oscuri della Storia del Paese. La sensazione è che però in questo “stato di catastrofe”, che è già stato decretato in passato in situazioni come il terremoto del 2010, il ruolo dell’Esercito dovrebbe restare nei limiti di un aiuto straordinario alla popolazione per affrontare una situazione di evidente crisi sanitaria e sociale. Al di là di questo, al momento i vertici delle Forze Armate cilene non sembrerebbero interessati a colpi di Stato o a svolte autoritarie e non sempre hanno appoggiato le apparenti velleità in tal senso del Presidente Piñera. E, inoltre, una popolazione che rimane mobilitata e in fermento, non accetterebbe un ruolo più pronunciato da parte dei militari.

I movimenti sociali come vivono la questione?

I movimenti sociali a mio parere hanno dimostrato in generale di non voler sottovalutare la gravità della situazione causata dalla diffusione del Coronavirus in Cile. Sono però coscienti che non ci si può aspettare molto da un governo fortemente neoliberista che ha dimostrato costantemente il suo disinteresse nel voler risolvere i gravi problemi di disuguaglianze del Paese e la sua volontà di difendere gli interessi di quell’1% di privilegiati che possiede la fetta più grande della ricchezza. “Solo il popolo salva il popolo” è uno slogan che sta circolando molto tra i movimenti, che stanno lanciando campagne di solidarietà e di auto-organizzazione per affrontare l’epidemia e che insistono nel chiedere le dimissioni di Piñera, che a 5 mesi dall’inizio delle proteste non ha accolto finora nessuna delle richieste di cambiamento della popolazione. Probabilmente non ci saranno in questo periodo le manifestazioni massive a cui il popolo cileno ci ha abituati ogni venerdì nella “Plaza de la Dignidad” di Santiago, ma continuano i cacerolazos dai balconi delle case e la denuncia, in forma fisica e virtuale, delle brutali e disumane disuguaglianze figlie del neoliberismo. Ovviamente uno degli aspetti contro cui si sta puntando il dito è lo stato indegno del sistema sanitario pubblico cileno, che non permette a tutti di affrontare un’epidemia come quella del Covid-19 nelle stesse condizioni. Anche le conseguenze economiche e sociali di questa crisi sanitaria finiranno per colpire in forma più intensa soprattutto le fasce più povere, ovvero la maggioranza del Paese.

Si pensa che le necessarie forme di prevenzione contro il Covid-19 siano usate per fermare la protesta anti-governativa?

Da parte del governo c’è sicuramente l’intenzione, abbastanza palese, di voler utilizzare le misure drastiche per prevenire il Covid-19 come un’arma di distrazione di massa e di ulteriore repressione del dissenso. Negli ultimi mesi l’esecutivo di Piñera ha dimostrato di non avere alcun scrupolo in tal senso e questa crisi sanitaria gli cade a fagiolo. Da qualche giorno la retorica ufficiale è piena di inviti a “superare le divisioni politiche”, “unirsi al di là delle differenze ideologiche”, “cooperare per il bene del Paese” quando in realtà il governo continua a fare scelte nettamente orientate in senso ultraliberista (come quella di fittare spazi di imprese private per allestire centri di cura di emergenza, invece di utilizzare strutture pubbliche). Quello che preoccupa è anche un eventuale abuso del potere straordinario di limitare riunioni e manifestazioni, oltre al comportamento delle forze dell’ordine che già da mesi agiscono in maniera totalmente incontrollata. Tuttavia, la rabbia e la convinzione della gente e il cambio di coscienza prodotto da questi 5 mesi di “risveglio” cileno sono degli anticorpi molto forti per poter resistere a tutto questo e continuare a lottare.

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